Burlesque in cornice: l’America difficile degli anni ’30

di | 22 Agosto 2017

Aggiornamento 18 Settembre 2017

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Ci piace considerare il burlesque un’arte. Ma come è stato visto nell’arte?
Con questo post cominciamo un percorso alla scoperta dei pittori americani che, nel Novecento, hanno portato su tela (e non solo) il mondo dei lustrini e delle piume di struzzo.  

Al giorno d’oggi siamo abituati a godere del burlesque come un semplice intrattenimento. Ma ci sono stati periodi in cui, per alcuni, poteva essere un’ancora di salvezza, una piccola distrazione – per quanto temporanea – da gravi problemi sociali ed economici. Per esempio questo avveniva, soprattutto per la classe lavoratrice, durante la grande depressione. Testimone di quel tempo fu Reginald Marsh.

Reginald Marsh, Star Burlesque, 1933, tempera a uovo su tela, Curtis Galleries, Minneapolis

Reginald Marsh, Star Burlesque, 1933, tempera a uovo su tela, Curtis Galleries, Minneapolis

Pittore realista sociale con tendenze satiriche, Marsh (Parigi, 14 marzo 1898 – Dorset, 3 luglio 1954) focalizzava la sua arte sugli aspetti più frivoli dell’America popolare durante la grande depressione.

Mentre la maggior parte degli artisti coevi portava sulle tele i problemi e il dolore della società contemporanea, Marsh poneva la sua attenzione al tempo libero piuttosto che al lavoro, prediligendo tematiche di intrattenimento popolare in quanto alternativa di svago, sollievo e gratificazione rispetto a quel momento di grande difficoltà sociale ed economica.

Erano gli anni dell’irriverenza anarchica dei fratelli Marx, dei doppi sensi di Mae West, dell’eleganza di Fred Astaire e le masse ne erano fortemente attratte.

A differenza di Hopper (del quale parliamo in un altro post), che amava l’anonimato della vita cittadina e nelle cui opere i personaggi condividono (o non condividono affatto) solo brevemente lo stesso spazio, Marsh prediligeva composizioni e grandi gruppi di figure, influenzato anche dal suo viaggio nella città di Firenze dove aveva ammirato le opere dei maestri rinascimentali e barocchi come Tintoretto, Michelangelo e Rubens.

Reginald Marsh, Minsky’s Chorus, tempera a uovo (38x44),1935, Whitney Museum of American Art, New York

Reginald Marsh, Minsky’s Chorus, tempera a uovo (38×44),1935, Whitney Museum of American Art, New York

Le tematiche scelte riguardano il teatro popolare, burlesque, vaudeville, circo, spettacoli in generale, come testimoniato dai moltissimi acquerelli e disegni realizzati per il New York Daily News negli anni ‘20. Una tela del ‘35, così come diverse incisioni e acquerelli, ritraggono gli storici spettacoli dei fratelli Minsky.

Questo genere di intrattenimento popolare veniva raccontato da Marsh, soprattutto nei dipinti, secondo una sorta di autoproiezione teatrale: nelle sue opere non è solo il performer a fare spettacolo, ma anche il pubblico stesso sembra essere presente per mostrarsi a sua volta.

Reginald Marsh, Burlesque, acquerello (35,6x50,8), 1939

Reginald Marsh, Burlesque, acquerello (35,6×50,8), 1939

Le scene si concentrano sugli spettatori quanto sugli artisti e l’opera Star Burlesque (in alto) ne è un esempio. Una bionda performer dalla bellezza alla Jean Harlow, statuaria e lucente, si esibisce sul palcoscenico di un teatro rococò davanti a un pubblico di uomini apparentemente inespressivi ma quasi certamente assorti in pensieri lussuriosi. Sullo sfondo altri uomini privi di gioia sono incorniciati su di un balconcino, come fossero loro stessi su un palcoscenico (o ne sono imprigionati, catturati nella propria vergogna?).

Reginald Marsh, Gaiety Burlesk, stampa (31,8 x 26,7), 1930

Reginald Marsh, Gaiety Burlesk, stampa (31,8 x 26,7), 1930

Il dualismo della realtà drammatica che si perde in frivolezze così come la contrapposizione ironica tra i soggetti, soprattutto dal punto di vista sociale, sono peculiarità della pittura di Marsh; una sorta di dichiarazione autocosciente dei tempi che cambiano, che denuncia quanto la popolazione fosse stata spinta, durante la grande Depressione, al di là del proprio controllo.

Molte sono state inoltre le critiche ricevute dall’artista sulla sua visione della figura della donna, tra i sostenitori che lo hanno visto come esaltatore della donna stessa e i denigratori che lo accusavano di considerarla come oggetto sessuale rivelandone le insicurezze.

Certo è che Marsh aveva problemi con le donne e ne era ossessionato; vedeva la donna americana come figura sessuale e potente, e, non a caso, imponente come una statua sul palcoscenico, così come nella vita reale: molte donne avevano perso la loro occupazione ed erano state sfruttate sessualmente in quegli anni. Ritrarle in quelle vesti permetteva all’artista di possederle per se stesso, vincendo sui rivali almeno nelle opere pittoriche, non potendo farlo nella realtà.

Reginald Marsh, Burlesque stripper at the saloon, 1936

Reginald Marsh, Burlesque stripper at the saloon, 1936

Si noti come in Burlesque stripper at the saloon la performer non venga rappresentata sorridente mentre flirta con il suo pubblico, ma anzi, viene colta in un’espressione infelice, quella di chi è costretto a sopportare umiliazioni per sopravvivere.

Marsh era un artista molto produttivo, in grado di realizzare più schizzi durante una giornata: numerosi disegni e stampe sono stati ritrovati infatti dopo la sua morte, consentendo di capire meglio il suo lavoro nella sua totalità.

Poco prima della sua morte, nel 1954, ricevette la Medaglia d’Oro per le Arti Grafiche assegnate dall’American Academy and the National Institute for Arts and Letters (Accademia Americana e dall’Istituto Nazionale per le Arti e le Lettere).

Burlesque in cornice: l’America difficile degli anni ’30 ultima modifica: 2017-08-22T19:21:07+01:00 da Veronica Marcato
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Category: Burlesque in cornice

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L'autore di questo post ()

Veronica Marcato è una cantante e showgirl milanese, attiva nell'ambito di spettacoli di varietà e burlesque. Appassionata d'arte, ha studiato Conservazione dei beni culturali all'Università di Parma. Per Burlesque.it cura la rubrica d'arte "Burlesque in cornice".

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