Burlesque dopo il Coronavirus in Italia

Burlesque dopo il Coronavirus in Italia
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Mentre l’emergenza Covid-19 è ancora in atto, ci interroghiamo sul futuro del burlesque in Italia con una riflessione di Albadoro Gala.

Premessa (di Attilio Reinhardt)

L’emergenza Covid-19 è ancora in corso. Il governo italiano è al lavoro sulla “Fase 2”, ma la ripartenza dopo la crisi sembra ancora lontana.

I lavoratori dello spettacolo hanno chiesto interventi istituzionali a sostegno della categoria(1)Il 24/02/2020 è stato richiesto il riconoscimento dello “stato di crisi” da Agis e Federvivo, seguiti da Slc-Cgil, FISTeL-Cisl, Uilcom-Uil e Progetto C.Re.S.Co. Il 28 dello stesso mese, la Fondazione Centro Studi Doc ha lanciato la petizione Appello per sostegno urgente ai lavoratori dello spettacolo su Change.org con proposte per tutelare l’attività artistica., il Governo ha risposto con il Decreto Cura Italia.(2)L’intervento previsto per il settore dello spettacolo è contenuto negli artt. 38 e 89 del Decreto Cura Italia (DL 17.03.2020, n. 18).
Tali misure rischiano però di limitarsi ad arginare il problema nell’immediato, quando in vista dell’auspicata ricostruzione post coronavirus è necessario un ripensamento del ruolo di imprese, luoghi di spettacolo e lavoratori nell’economia del Paese «per restituire dignità e sicurezza da tempo negate»(3)Lomolino, Arianna e Brizzi, Valeria, “Tempo di crisi, occasione di crescita: tutelare le persone per proteggere il sistema”, Hystrio, febbraio 2020, p. 35.
Inoltre il settore sarà probabilmente tra gli ultimi a poter ripartire.(4)Mentre scriviamo (13/04/2020), il comitato di esperti del Governo è al lavoro per la Fase 2 e l’Inail sta definendo una mappa di tutte le attività lavorative e il relativo indice di rischio connesso all’emergenza coronavirus, così da indicare quali professioni potranno ripartire nella suddetta fase. Secondo quanto riportato da ANSA, «la mappa prevede tre diversi indici di rischio (basso, medio e alto): ad ogni livello dovrebbero corrispondere adeguate misure di protezione e di distanziamento sociale». Abbiamo quindi ragione di credere che, anche secondo questa logica, il settore dello spettacolo rischia di riaprire tra gli ultimi.

Ho chiesto ad Albadoro Gala, tra le più importanti burlesque performer e producer italiane, una riflessione sull’argomento focalizzata sul nostro settore. Ecco le sue considerazioni in merito e un’ipotesi per una via d’uscita dopo il Covid-19.

~ Attilio Reinhardt

Albadoro Gala e le piume di struzzo
Albadoro Gala si fa consolare dalle piume di struzzo nel suo atelier…

 

Burlesque dopo il Covid-19 (di Albadoro Gala)

Ho fame di palco, anelo il backstage, ammetto di accarezzare i miei costumi di scena.
Spesso mi abbandono alle note di In a Sentimental Mood, con picchi di tragicomica euforia in compagnia della mia amata Callas.
Ma la dura realtà e che passerà molto tempo, troppo per il nostro piccolo e già zoppicante settore.

Analizzando la situazione, cercando di essere realista, nonostante la mia natura di sognatrice, il burlesque dà da mangiare a pochissime persone. E ora non si mangia.
Ho capito che la situazione era seria quando, settimane prima del lockdown, Mamma Rai ha valutato la mia presenza fuori luogo, rispetto al momento di lutto nazionale.

 

Il settore spettacolo come fanalino di coda

Lo showbiz sarà, ahimè, l’ultimo a poter riprendere le attività, e dovrà farlo rispettando dei criteri per cui solo grandi spazi potranno ospitare spettacoli dal vivo nella speranza di sopravvivere fino alla completa disfatta del Covid-19.
I piccoli club dove il Burlesque è di casa avranno un bel da fare per rimanere a galla rispettando la normativa di una persona per 1,5 mq. E soprattutto, chi tra gli spettatori sarà ancora in grado di potersi concedere il lusso di pagare un biglietto e un drink per allietare lo spirito?

 

Concorrenza on line ai tempi del Covid-19 (ma non solo)

Faccio parte di quella piccolissima percentuale di performers italiani che vive esclusivamente di Burlesque, non avendo altre entrate. Quindi, durante queste settimane, mi sono interrogata su possibili soluzioni.
Ma possiamo davvero pensare di trasferire l’enfasi e il trasporto di un live show visivo schiacciandolo dentro uno schermo di un social network o di un canale YouTube? E chi sarebbe disposto a pagarci per questo?
Insomma era già difficile prima e ora lo sarà ancora di più.

Certo potrò forse riprendere a insegnare e a fare i costumi, ma per chi? E se ancora ci fosse una clientela, sarebbe comunque dimezzata dall’abbassamento del potere d’acquisto medio post Covid-19. E dimezzata ancora dall’esplosione di corsi on line gratuiti, già sotto gli occhi di tutti, offerti da chi evidentemente ha uno Sugar Daddy, oppure un altro lavoro e nel tempo libero si diverte togliendoci anche questo dopo averci tolto la dignità di categoria.

Sta già succedendo: il fiorire di questi divertenti passatempi allontana la poca clientela rimasta e disposta alle lezioni on line dalle scuole che con grandi sacrifici e anni di duro lavoro sono state messe in piedi.
Del resto, in un mondo che si vende sui social network, dove chiunque può dire di essere questo o quell’altro e il metro di giudizio sono il numero dei follower facilmente acquistabili dallo stesso Sugar Daddy, dove la gelosia tra colleghi è all’ordine del giorno, dove le fazioni o le amicizie decretano chi sale e chi scende dal palco, dove in tanti anni nessuno di noi è stato in grado di riunire gli intenti per uno sforzo comune (ad esempio creando un’associazione di categoria), nonostante alcuni tentativi, gli strumenti di sussistenza non ci sono, non sono mai stati creati e lamentarsene adesso è quantomeno infantile.

 

Una via d’uscita in due parole

«Alba ci hai scritto per dirci che siamo finiti? Che non c’è nessun futuro possibile per noi?»
No, c’è sempre una via di uscita. Le parole chiave sono due: resilienza e collaborazione.

Teniamoci stretti e collaboriamo, scambiamoci idee e informazioni. Quando potremo tornare sul palco da performer o da producer cerchiamo di essere inclusivi e cerchiamo compromessi laddove possibile. Ad esempio, i producer dovrebbero ingaggiare più artisti possibile e i performers dovrebbero accettare compensi più bassi in virtù del fatto che così tutti avranno qualcosa da mettere sotto i denti.

Nel frattempo potrebbe anche intervenire una certa “selezione naturale” o un certo ritorno all’ordine e al rigore: i professionisti sul palco e gli allievi tra il pubblico, i maestri in cattedra e gli allievi alla lavagna. Questo rigore spetta a tutti noi e naturalmente al nostro pubblico.

«Sì Alba, ok, tante belle parole, ma di concreto cosa possiamo fare adesso?»
Bè, mi piacerebbe essere una rock star di cui il mondo non può fare a meno, ma così non è. Quindi congelerò Albadoro per un po’ in attesa di tempi migliori. Angelica cercherà un impiego in un settore produttivo essenziale cercando di essere pronta economicamente per il risveglio di Albadoro, che vorrà subito organizzare il più grande show di sempre e vorrà dei ventagli nuovi e magari un nuovo paio di seni da sfoggiare…

Teniamo duro e soprattutto teniamo vivi i nostri sogni: li realizzeremo più grandi appena sarà di nuovo possibile.

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Note   [ + ]

1. Il 24/02/2020 è stato richiesto il riconoscimento dello “stato di crisi” da Agis e Federvivo, seguiti da Slc-Cgil, FISTeL-Cisl, Uilcom-Uil e Progetto C.Re.S.Co. Il 28 dello stesso mese, la Fondazione Centro Studi Doc ha lanciato la petizione Appello per sostegno urgente ai lavoratori dello spettacolo su Change.org con proposte per tutelare l’attività artistica.
2. L’intervento previsto per il settore dello spettacolo è contenuto negli artt. 38 e 89 del Decreto Cura Italia (DL 17.03.2020, n. 18).
3. Lomolino, Arianna e Brizzi, Valeria, “Tempo di crisi, occasione di crescita: tutelare le persone per proteggere il sistema”, Hystrio, febbraio 2020, p. 35.
4. Mentre scriviamo (13/04/2020), il comitato di esperti del Governo è al lavoro per la Fase 2 e l’Inail sta definendo una mappa di tutte le attività lavorative e il relativo indice di rischio connesso all’emergenza coronavirus, così da indicare quali professioni potranno ripartire nella suddetta fase. Secondo quanto riportato da ANSA, «la mappa prevede tre diversi indici di rischio (basso, medio e alto): ad ogni livello dovrebbero corrispondere adeguate misure di protezione e di distanziamento sociale». Abbiamo quindi ragione di credere che, anche secondo questa logica, il settore dello spettacolo rischia di riaprire tra gli ultimi.
Albadoro Gala

Albadoro Gala

Albadoro Gala è tra le burlesque performer e producer più importanti in Italia. Si è esibita sui palchi internazionali di Monaco (dove è stata premiata per il “Best Classic Act” al Munich Burlesque Contest 2013), Berlino, Amburgo, Lipsia, Parigi, Londra, New York (dove è stata insignita dei “Golden Pasties” al New York Burlesque Festival 2013), New Orleans, Las Vegas, Chicago, San Francisco. Nel 2013 ha creato il festival annuale Caput Mundi International Burlesque Award. Nel 2015 ha fondato Baci di Gala, linea di costumi e accessori Burlesque Nel 2016 ha aperto la scuola di Burlesque Gala Studio.

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