Jazz e Burlesque: un amore nato negli Anni Ruggenti

Jazz e Burlesque: un amore nato negli Anni Ruggenti
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Dalle case di piacere di New Orleans agli show di Chicago e New York negli anni ’20: ecco come il Jazz e il Burlesque s’innamorarono

Il burlesque è fortemente legato al jazz (ma anche al blues, allo swing e a tutta la musica nera della prima metà del Novecento). Ma quando e dove nasce questo legame?

La storia inizia intorno al 1910 a New Orleans…

Il “jas” tra locali e case di piacere

Ai quei tempi, a ridosso del quartiere francese di New Orleans c’era Storyville: la zona a luci rosse creata a fine ‘800 affinché le autorità potessero tenere sotto controllo e regolarizzare tutte le attività legate alla prostituzione. Si trattava di un quartiere malfamato, in cui le case di piacere(1)Una documentazione fotografica delle case di piacere di Storyville è disponibile grazie al lavoro che ne fece al tempo E. J. Bellocq e raccolto nel libro Storyville Portraits erano alternate a piccoli locali con musica da vivo e modesto intrattenimento, magari un po’ licenzioso, oltre a luoghi che erano poco più che bettole.

E.J. Bellocq: Storyville Portrait, Nude #10 (1915 circa)
E.J. Bellocq: Storyville Portrait, Nude #10 (1915 circa)

Secondo la leggenda, il jazz nacque qui. Studi più recenti affermano che, in realtà, il jazz ebbe origine in modo più o meno organico da tutta la città anche grazie alla sua mescolanza di influenze e culture. È vero comunque che alla base c’erano spiritual, ragtime, blues e musica per banda. Non era ancora un genere codificato e non aveva nemmeno un nome (la prima volta documentata che vi si fece riferimento fu con il termine “jas bands”, sul quotidiano New Orleans Times-Picayune del 14 novembre 1916(2)Metcalf, Allan, From Skedaddle to Selfie: Words of the Generations, p. 60).

Ma quello che conta, ai fini della nostra ricerca, è che veniva suonato sia nei locali che nei bordelli. Nel primo caso poteva trattarsi di vere e proprie orchestre, mentre nel secondo di trii o più spesso pianisti solisti che suonavano nel salotto d’attesa(3)Polillo, Arrigo, Jazz: La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana, p. 19, magari nascosti dietro una tenda. Tra di loro c’erano nomi che sarebbero diventati celebri, come Tony Jackson e Jelly Roll Morton.

La casa di piacere di Hilma Burt a Storyville negli anni '10 del Novecento. Il pianista di spalle potrebbe essere Jelly Roll Morton.
La casa di piacere di Hilma Burt a Storyville negli anni ’10 del Novecento. Il pianista di spalle potrebbe essere Jelly Roll Morton.

L’arte di spogliarsi ai ritmi di quello che sarebbe diventato jazz nacque probabilmente in quella che potremmo definire una zona franca all’interno dei bordelli. Tra le camere da letto dove si lavorava e le sale d’aspetto dove i suonatori intrattenevano i clienti in attesa, talvolta s’improvvisavano delle esibizioni per puro divertimento. Jelly Roll Morton, che lavorava nella maison gestita da Hilma Burt (e di cui sopra vediamo un’immagine), racconta delle esibizioni del collega Tony Jackson nella raffinata casa di piacere di Gypsy Schaeffer:

Tony tirava fuori uno dei suoi brani velocissimi e una delle ragazze ballava completamente nuda su un palchettino angolare. Sì, ballavano completamente spogliate.
Ma a New Orleans ballare nude era una vera forma d’arte. (4)Lomax, Alan, Mister Jelly Roll: The Fortunes of Jelly Roll Morton, New Orleans Creole and “Inventor of Jazz”, p. 47-50

Non a caso nel 1902 Tony Jackson compose The Naked Dance, della quale esiste una registrazione incisa nel ’38 proprio da Morton:

Possiamo dire che fu in questo contesto che l’intrattenimento sexy e la futura musica jazz cominciarono a guardarsi negli occhi. Forse a flirtare. E forse altro…

A Storyville succedeva veramente di tutto, comprese truffe e rapine. Spesso a farne le spese erano i ragazzi della Marina Militare, che ogni sera arrivavano nel quartiere per spassarsela. La cosa diventò un problema quando gli Stati Uniti entrarono in guerra: l’America non si poteva permettere che i marinai chiamati alle armi si distraessero troppo o addirittura si cacciassero nei guai. Quindi il Segretario alla Guerra Newton Baker chiese e ottenne un cambio radicale.  Su ordine del sindaco di New Orleans, il novembre del 1917 Storyville venne sgomberata.

Da quel momento, le possibilità di lavoro dei musicisti a New Orleans furono limitate: potevano suonare con le marching band, oppure sui ponti dei battelli a pale che portavano i gitanti lungo il Mississippi. Ma niente più locali. La soluzione era salire al nord.

Il Jazz si diffonde

La destinazione principale cominciò a essere Chicago, dove si era già stabilita da New Orleans la Original Dixieland Jass Band (paradossalmente un’orchestra di bianchi capitanata da Nick La Rocca, figlio di un ciabattino calabrese) e che il 26 febbraio 1917 fece uscire Livery Stable Blues, il primo disco jazz della storia.(5)Bomberger, E. Douglas, Making Music American: 1917 and the Transformation of Culture, p. 80

La comunità nera della grande città dell’Illinois era nutrita da tempo: in molti avevano abbandonato le campagne del sud per lavori più remunerativi nelle fabbriche del nord. E, dopo lo sgombero di Storyville, arrivarono anche i musicisti, come il già citato Morton, Sidney Bechet, Joe Oliver detto King Oliver (il mentore di Louis Armstrong, che venne poi da lui chiamato a lavorare a Chicago) e band come The New Orleans Rhythm Kings.

Lo striptease, come lo conosciamo oggi, cominciò a prendere forma proprio nella Chicago degli anni ’20.(6)Shteir, Rachel, Striptease: The Untold History of the Girlie Show, p. 254

Il burlesque era già presente a Chicago in diversi teatri specializzati, che in quegli anni erano circa una decina. Tra questi, il più celebre era lo Star & Garter Theater, creato con il preciso intento di elevarsi rispetto agli altri per sfarzo ed eleganza. Poi c’era il Trocadero Theater proponeva regolarmente spettacoli burlesque già dagli ultimi anni dell’800.

Programma di sala del Trocadero Theater di Chicago, 1893
Programma di sala del Trocadero Theater di Chicago, 1893

Ma il più vecchio era probabilmente il Sam Jack’s Opera House creato da Sam T. Jack, vero e proprio pioniere dell’industria del vaudeville afroamericano, che vi mise in scena anche gli spettacoli della sua Creole Burlesque Company. (7)Peterson, Bernard L. Jr., A Century of Musicals in Black and White: An Encyclopedia of Musical Stage Works By, About, or Involving African Americans, p. 92

Copertina di una raccolta di spartiti della Creole Burlesque Company
Copertina di una raccolta di spartiti della Creole Burlesque Company

L’arrivo di tanti musicisti jazz in cerca di lavoro in una città come Chicago che aveva una buona offerta di impiego in spettacoli burlesque, portò inevitabilmente le due realtà a mescolarsi.

La fondamentale tappa in Illinois permise al jazz di diffondersi anche altrove. A New York fecero parlare di sé musicisti come Fats Waller e Count Basie, che raccontò le sue esperienze negli spettacoli burlesque della Columbia Amusement Company nella sua autobiografia.(8)Basie, Count, Good Morning Blues: The Autobiography of Count Basie as Told to Albert Murray, New York, Primus, 1985, p. 54

Count Basie al piano negli anni '20
Count Basie al piano negli anni ’20

Nel 1922, da Washington, arrivò anche Duke Ellington, che anni dopo avrebbe vissuto i fasti del Cotton Club. Nelle sue memorie raccontò che a 12 anni incluse nella sua educazione musicale quelle che chiamava “attività extracurriculari”(9)Ellington, Duke, Music is My Mistress, Garden City, N.Y., Doubleday, 1973, p. 22, vale a dire visite clandestine ai burlesque show dove imparò non solo gli stili musicali più popolari, ma anche la capacità di stare in scena.(10)Gioia, Ted, The History of Jazz, p. 112

Una testimonianza di quell’epoca di burlesque e jazz a New York arriva dal poeta Hart Crane, che nel 1923, in una lettera al pittore William Sommer scrisse:

Slater Brown mi ha portato nel Lower East Side a vedere i più grandi spettacoli di burlesque che si possano immaginare. Ci siamo andati ieri sera e avrei tanto voluto che ci fossi stato anche tu. Sul palco fanno di tutto: meravigliose canzoni jazz, battute…
È davvero il miglior intrattenimento che si possa trovare adesso a New York!(11)O My Land, My Friends: The Selected Letters of Hart Crane, p. 150

Crane, tra l’altro, dedicò agli spettacoli dei fratelli Minsky al National Winter Garden una parte del suo poema The Bridge.

Biglietto per gli spettacoli burlesque dei Minsky al Nation Winter Garden di New York (anni '20)
Biglietto per gli spettacoli burlesque dei Minsky al Nation Winter Garden di New York (anni ’20)

Anche Kansas City fu una delle mete favorite dai musicisti neri. Il jazz e il blues di quella città influenzarono lo stile dello striptease.

Al Chesterfield Club, tuttora in attività, cameriere già ben poco vestite si spogliavano sulle musiche improvvisate dai musicisti jazz che, insieme ai turisti, costituivano la clientela del locale. La leggenda vuole che queste ragazze avessero le parti intime rasate secondo le forme dei semi delle carte da gioco: cuori, quadri, fiori, picche (che ancora oggi sono i simboli del locale).

Cose simili accadevano in molti luoghi della città, come il cabaret sotterraneo del Jefferson Hotel sulla West Sixth Street, dove la solita clientela di jazzisti e turisti si poteva godere burlesque e gioco d’azzardo. (12)Shteir, Rachel, Striptease: The Untold History of the Girlie Show, p. 85

Il Chesterfield Club di Kansas City
Il Chesterfield Club di Kansas City
Donne tra jazz e burlesque

I burlesque show non erano solo una fonte d’intrattenimento nella scena jazz: erano una possibilità di occupazione per le componenti femminili delle famiglie dei musicisti jazz afroamericani. Anni fa ne parlò in un’intervista il batterista Ernie Williams: com’era consuetudine, sia sua moglie che la moglie e la sorella del musicista Virgil Hall, si esibivano come burlesquer e artiste di cabaret, mentre i due uomini di occupavano della musica.(13)Clifford-Napoleone, Amber R., Queering Kansas City Jazz: Gender, Performance, and the History of a Scene, p. 91

Naturalmente in questo settore la presenza femminile non era solo quella delle burlesquer, ma anche delle cantanti.

Negli anni ’20, la cantante blues Ada Brown lavorò negli spettacoli del circuito Columbia Burlesque, divenendo probabilmente la prima cantante che pubblicava dischi con successo a esibirsi per loro.(14)Abbott, Lynn e Seroff, Doug, The Original Blues: The Emergence of the Blues in African American Vaudeville, p. 256-259

La sua collega Gonzell White non incise dischi, ma cantava il blues nei burlesque show con grande successo, talvolta anche ballando in modo sexy: Count Basie, che lavorò con lei, la descriveva come una entertainer a tutto tondo. Nel 1921 aveva una sua compagnia e uno spettacolo a suo nome, che faceva sempre parte del circuito Columbia Burlesque.(15)Abbott, Lynn e Seroff, Doug, The Original Blues: The Emergence of the Blues in African American Vaudeville, p. 256-259

Gonzell White (1922)
Gonzell White (1922)
Jazz: una moda nata per restare (anche nel burlesque)

Ad alimentare la popolarità del jazz contribuì anche la criminalità organizzata. Gli speakeasy nati dalle restrizioni del proibizionismo e gestiti dai gangster, fornirono un gran numero di posti di lavoro per musicisti jazz.

La loro musica si stava diffondendo ovunque e diventò tanto di moda che, dopo qualche anno, c’era chi considerava il jazz quasi banale. Charles Salisbury della Mutual Burlesque Association, per esempio, era fermamente convinto che nei suoi spettacoli l’originalità fosse inutile, perché ciò che importava era semplicemente dare al pubblico ciò che era di moda. Per questo affermava che «gli spettacoli di Mutual Burlesque sono il jazz dei divertimenti americani».(16)Zeidman, Irving, The American Burlesque Show, New York, Hawthorn Books, 1967, p. 110

Infatti capitava che i movimenti delle burlesque performer prendessero spunto dai balli che avrebbero segnato l’epoca, come nel caso dello shimmy.

Mae West sulla copertina dello spartito di "Everybody Shimmies Now"
Mae West sulla copertina dello spartito di “Everybody Shimmies Now”
Lo Shimmy

Dopo la Prima Guerra Mondiale, il charleston, lo shimmy, il black bottom e altri balli della Jazz Age prepararono gli americani a quella modalità di mostrare il corpo femminile che sarebbe poi diventata il burlesque striptease. (17)Shteir, Rachel, Striptease: The Untold History of the Girlie Show, p. 74

Lo shimmy raggiunse anche Broadway, dove venne ballato per la prima volta da Mae West nel 1918, che compariva anche sulla copertina dello spartito di Ev’rybody Shimmies Now. Come molti balli degli anni ’20 popolari tra le flapper e i loro cavalieri, anche dello shimmy veniva stigmatizzato il suo legame con la cultura afroamericana.

Mae West disse che vide quel ballo per la prima volta negli anni ’10 a Chicago:

Andammo all’Elite No. 1 Club. C’era una coppia di neri che ballava quello che inizialmente era chiamato Shimmy-shawobble. Era divertente, ma con sé aveva anche un’agonia dolorosa, nuda e sensuale.(18)West, Mae, Goodness Had Nothing to Do With It, p. 64
Vedendo un’esibizione del genere, ti rendevi conto che nessuna donna bianca avrebbe potuto creare una danza di quel tipo.(19)Watts, Jill, Mae West: An Icon in Black and White, p. 306

Ecco Ev’rybody Shimmies Now nella versione dell’All Star Trio:

Burlesque, jazz e istanze moderniste

Concludiamo con una riflessione riguardo un legame ancora più profondo tra il jazz e il burlesque, rispetto alla loro unione sul palco.

Negli anni ’20, diversi intellettuali restarono affascinati dal burlesque. Oltre al già citato Crane, tra gli altri ci furono gli scrittori e critici Edmund Wilson e Gilbert Seldes, e il poeta e saggista E. E. Cummings.
Dalle loro riflessioni si comprende come il burlesque soddisfaceva il bisogno di questi intellettuali di «trovare forme di cultura popolare che incarnassero gli stessi valori di autenticità che cercavano di trasmettere nel loro lavoro. Come il jazz, il burlesque sembra aver prodotto una riconciliazione tra gli impulsi elitari e populisti del modernismo».(20)Tapper, Gordon A., The Machine that Sings-Modernism, Hart Crane and the Culture of the Body, p. 76

"The Jazz Age", Carl Hoeckner, litografia, 1935. Conservato all'Art Institute Chicago.
“The Jazz Age”, Carl Hoeckner, litografia, 1935. Conservato all’Art Institute Chicago.
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Note   [ + ]

1. Una documentazione fotografica delle case di piacere di Storyville è disponibile grazie al lavoro che ne fece al tempo E. J. Bellocq e raccolto nel libro Storyville Portraits
2. Metcalf, Allan, From Skedaddle to Selfie: Words of the Generations, p. 60
3. Polillo, Arrigo, Jazz: La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana, p. 19
4. Lomax, Alan, Mister Jelly Roll: The Fortunes of Jelly Roll Morton, New Orleans Creole and “Inventor of Jazz”, p. 47-50
5. Bomberger, E. Douglas, Making Music American: 1917 and the Transformation of Culture, p. 80
6. Shteir, Rachel, Striptease: The Untold History of the Girlie Show, p. 254
7. Peterson, Bernard L. Jr., A Century of Musicals in Black and White: An Encyclopedia of Musical Stage Works By, About, or Involving African Americans, p. 92
8. Basie, Count, Good Morning Blues: The Autobiography of Count Basie as Told to Albert Murray, New York, Primus, 1985, p. 54
9. Ellington, Duke, Music is My Mistress, Garden City, N.Y., Doubleday, 1973, p. 22
10. Gioia, Ted, The History of Jazz, p. 112
11. O My Land, My Friends: The Selected Letters of Hart Crane, p. 150
12. Shteir, Rachel, Striptease: The Untold History of the Girlie Show, p. 85
13. Clifford-Napoleone, Amber R., Queering Kansas City Jazz: Gender, Performance, and the History of a Scene, p. 91
14, 15. Abbott, Lynn e Seroff, Doug, The Original Blues: The Emergence of the Blues in African American Vaudeville, p. 256-259
16. Zeidman, Irving, The American Burlesque Show, New York, Hawthorn Books, 1967, p. 110
17. Shteir, Rachel, Striptease: The Untold History of the Girlie Show, p. 74
18. West, Mae, Goodness Had Nothing to Do With It, p. 64
19. Watts, Jill, Mae West: An Icon in Black and White, p. 306
20. Tapper, Gordon A., The Machine that Sings-Modernism, Hart Crane and the Culture of the Body, p. 76
Attilio Reinhardt

Attilio Reinhardt

Attilio Reinhardt è un entertainer e presentatore di spettacoli di varietà ed eventi, con lo stile dei conduttori del passato. Oltre a questo, è anche autore di pubblicazioni dedicate alla storia e alla cultura del teatro leggero. Dal 2006 a oggi è stato protagonista della scena burlesque, venendo soprannominato “Ambasciatore del burlesque in Italia” a seguito di tanti spettacoli dal vivo e progetti editoriali dedicati all’argomento, come il sito Burlesque.it e il libro Burlesque: curve assassine, sorrisi di fuoco e piume di struzzo. Tra i suoi progetti editoriali dedicati allo spettacolo leggero nell'Europa del Novecento, anche i siti Kabarett.it e MilanoVarieta.it. Ha collaborato come columnist con il Mitte, il quotidiano italiano di Berlino. Nella stagione 2015/2016 ha scritto e condotto con Sara Cassinotti il programma Radio Variété, su Radio BlaBla. È stato direttore artistico e conduttore degli show mensili Variété Night (2016-2018) e Saturday Night Hell (2017-2018) in scena alla Maison Milano.