Signorina Grandi Firme: la pin-up italiana

di | 13 Aprile 2011

Aggiornamento 19 Febbraio 2017

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Tra il 1937 e il 1938, una donna di carta e inchiostro ammiccava agli italiani dalla copertina di una rivista:
era la Signorina Grandi Firme!

Non abbiamo mai nascosto la nostra diffidenza nell’uso eccessivo che parecchie burlesquer di casa nostra fanno dell’immaginario delle pin-up americane. Certo, quelle figure maliziose sanno veicolare un fascino divertito e divertente che forse, oggi, non sapremmo dove ritrovare. Ma è anche vero che fare sempre riferimento a elementi di cultura popolare che non ci appartengono direttamente rischia di essere un gioco sterile che ci porta lontano da un vero approfondimento artistico del nostro spettacolo preferito.

Eppure anni fa, in un momento non particolarmente brillante della sua storia, anche l’Italia ha avuto una sua pin-up: la proverbiale Signorina Grandi Firme.

A cavallo tra la seconda metà degli anni ’20 e i ’30, Le Grandi Firme era una rivista di una certa popolarità che raccoglieva racconti e romanzi a puntate di scrittori nostrani e non. A capo dell’operazione c’era quel Pitigrilli che da una parte scriveva storie a sfondo erotico pour épater le bourgeois, mentre dall’altra collaborava con l’OVRA, la polizia segreta fascista, portando all’arresto parecchi colleghi. Il sapore di molte pagine della rivista finiva col piccante, ma si trattava comunque di una rivista di letteratura.

Le cose cambiarono nel 1937: il 22 aprile viene pubblicata la seconda serie della rivista, in un nuovo formato grafico, con una diversa foliazione e, soprattutto, le copertine disegnate da Gino Boccasile.

Grafico in un’agenzia di pubblicità milanese, Boccasile fece il botto inventandosi per la rivista un personaggio femminile fisso, chiamato appunto Signorina Grandi Firme: capello bruno, fisico inequivocabilmente mediterraneo, strizzato in abiti alla moda, con spacchi vertiginosi (per l’epoca) che – anche se non mostravano inebrianti scorci di biancheria intima come le sue concorrenti americane – sapevano far girare la testa. Senza contare che talvolta faceva capolino qualche allusione sessuale…

La Signorina Grandi Firme diventò tanto popolare da essere protagonista di una canzone del Trio Lescano. Eppure, il personaggio ebbe vita breve: la rivista fu chiusa verso la fine del 1938 per ordine del Regime. Del resto non era il caso che gli italiani pensassero troppo a svagarsi, in un momento cruciale come quello.

In ogni caso, bastò un anno di Le Grandi Firme con la piccante copertina per archiviarne 13 di onesta carriera e consegnare la sua Signorina al mito.

Signorina Grandi Firme: la pin-up italiana ultima modifica: 2011-04-13T06:43:49+01:00 da Attilio Reinhardt
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Category: Storie e personaggi

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L'autore di questo post ()

Attilio Reinhardt è un entertainer e presentatore di spettacoli di varietà ed eventi, con lo stile dei conduttori del passato. Oltre a questo, è anche autore di pubblicazioni dedicate alla storia e alla cultura del teatro leggero. Dal 2006 a oggi è stato protagonista della scena burlesque, venendo soprannominato “Ambasciatore del burlesque in Italia” a seguito di tanti spettacoli dal vivo e progetti editoriali dedicati all’argomento, come il sito Burlesque.it e il libro Burlesque: curve assassine, sorrisi di fuoco e piume di struzzo. Tra i suoi progetti editoriali dedicati allo spettacolo leggero nell'Europa del Novecento, anche i siti Kabarett.it e MilanoVarieta.it. Ha collaborato come columnist con il Mitte, il quotidiano italiano di Berlino. Nella stagione 2015/2016 ha scritto e condotto con Sara Cassinotti il programma Radio Variété, su Radio BlaBla. È stato direttore artistico e conduttore degli show mensili Variété Night (2016-2018) e Saturday Night Hell (2017-2018) in scena alla Maison Milano.

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