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La musica

the_stripperNell’ambito del burlesque – come in tutto il mondo dello spettacolo – esiste una complessa terminologia tecnica, tendenzialmente ignota al pubblico, ma condivisa e compresa perfettamente dagli addetti ai lavori. Due parole fondamentali sono to grind e to bump. La prima indica la rotazione dei fianchi e dei seni, la seconda il colpo di addome.

Attorno alla metà del ‘900, l’espressione bump & grind servì a designare lo stile scatenato di artisti afroamericani di rhythm & blues, nel gergo musicale americano (Francesco Adinolfi, Mondo Exotica, Torino, Einaudi, 2000).

Nel momento di suo massimo sviluppo, il burlesque aveva una tipica colonna sonora jazz, suonata dal vivo da piccole orchestre. Le produzioni più grandi, che potevano permettersi le big band con poderose sezioni di fiati, viravano anche sullo swing. Due sono gli immancabili classici dell’epoca, spesso presenti anche nelle rivisitazioni moderne: Harlem Nocturne di Earle Hagen, e The Stripper di David Rose. Quest’ultimo era un direttore d’orchestra della M-G-M, molto attivo in campo cinematografico e televisivo (firmò le sigle di serial televisivi come La casa nella prateria); l’autore era, insomma, già famoso, ma fu The Stripper a consacrarlo re della strip-music. Altro autore di riferimento fu Sonny Lester, sassofonista e direttore d’orchestra, che firmò i brani del mitico album Ann Corio Presents: How to Strip for Your Husband: raccolta il cui scopo era chiarissimo fin dal titolo, e che comprendeva canzoni come Shivas Regal (Theme for Gipsy), dedicata a Gypsy Rose Lee, nonché l’inequivocabile Bumps & Grinds.

yma_sumac_mamboLa musica che accompagna le esibizioni delle artiste del neo-burlesque dipende, naturalmente, dalle preferenze e dall’estro delle artiste. C’è chi resta vicina alla tradizione: molto spesso vengono recuperati i brani dell’epoca, suonati nelle loro registrazioni originali o da gruppi dal vivo. In base all’ambientazione, c’è anche chi gradisce un gusto più exotic: sul palco, tiki di cartapesta e ibiscus di plastica; addosso all’artista, sarong e collane di fiori; di sottofondo, l’incredibile voce di Yma Sumac e i suoni ipnotici di Martin Denny. Ma non manca chi preferisce dare un tono più aggressivo all’esibizione con una colonna sonora rockabilly che, pur affondando le radici nel territorio comune del blues, conferisce a tutto tocchi più affilati e sferzanti. Molto gettonati sono, per esempio, i brani dei The Cramps o dei Fuzztones, cramps_badvilleche a loro volta hanno spesso dichiarato di ispirare la loro musica a icone sexy come Bettie Page. C’è, infine, chi si discosta totalmente dall’influenza culturale originaria per sperimentare qualunque tipo di musica possa stimolare la creatività, sia essa classica, metal, pop, grunge o altro. I puristi replicano negativamente a questo tipo di libertà musicale, sostenendo che solo l’uso di brani composti prima del 1960 può far da colonna sonora ad un’esibizione di burlesque. Indipendentemente dai nostri gusti, riteniamo che la sperimentazione – sia musicale sia da altri punti di vista – sia l’unico modo per tenere in vita e far evolvere un genere che, se mera replica di periodo fortunato, rischierebbe di essere solamente una mummia e, prima o poi, nuovamente dimenticato.

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