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Gli accessori

Michelle Baldwin sintetizza così la struttura base del costume utilizzato dalle artiste di burlesque dell’epoca d’oro: «un costume esterno, un reggiseno decorato, talvolta un secondo reggiseno sottile, una gonna ornata di pannello fatta di un materiale leggero, spesso sottile, che potesse fluttuare attorno alla ballerina quando lei girava su sé stessa, guanti da sera lunghi e fascinosi e un G-string che spesso era nulla più che un triangolo di tessuto e lustrini che si muovevano con il bump and grind dell’artista» (Michelle Baldwin, Burlesque and the New Bump-n-Grind, Denver, Speck Press, 2004, p. 65). Fancy Chance: pastiesUno dei simboli più caratteristici del burlesque è la coppia di pasties: due cerchi (nei modelli più semplici) di stoffa applicati sui capezzoli mediante del mastice cosmetico (in inglese paste, da cui il nome). Erano nati, ovviamente, per rispondere a quelli che erano i requisiti legali minimi dell’abbigliamento degli artisti. In tempi più recenti e disinibiti si tende comunque ad usarli, soprattutto per mantenere integro il fascino dell’accessorio retrò, ma anche per evitare che il burlesque venga confuso con un banale spogliarello. Senza contare che i pasties delle più svariate fogge sono un ottimo completamento per il costume dell’artista. Una performance tradizionale include spesso quel tipico colpo del busto che fa sobbalzare i seni e, al contempo, roteare le nappine da passamaneria (tassel, da cui il nome del movimento: tassel-twirling). Per un effetto più luccicante basta scegliere le stelline di strass. Passiamo poi al G-String, il cui nome, letteralmente, potrebbe essere tradotto più o meno come “corda di sol”. In realtà si tratta del tanga che, generalmente, vestono le artiste sotto lo slip, permettendogli di non rimanere mai del tutto nude. L’accessorio ha inoltre l’innegabile pregio di essere quasi invisibile quando si indossano abiti molto attillati. Immancabili sono le piume di struzzo, che da sempre “fanno spettacolo” anche in Italia, dove vengono subito ricondotte al varietà e all’avanspettacolo. Sono usate per i lunghi boa, per gli enormi ventagli e per decorare anche interi vestiti delle artiste. Le artiste che amano dare un tocco romantico alle loro esibizioni usano gli ostrich fan: enormi ventagli di circa 1,5 metri di larghezza, formati da lunghissime piume di struzzo. Costituiscono la base della fan dance, una delle esibizioni più amate dalle artiste e dal pubblico. Maestra del genere fu Sally Rand. Keda Breeze: baloonsUn tono più giocoso è dato dai palloncini. Difficile dire chi li abbia usati per prima in un’esibizione di burlesque. Il numero classico (e un po’ abusato) del cosidetto balloon striptease prevede che l’artista ne abbia diverse decine attaccate al corpo e che, facendoli esplodere uno alla volta, resti progressivamente sempre più nuda. Come amiamo sempre ripetere, un accessorio utilissimo (se non imprescindibile) del burlesque è il sorriso. Ovviamente non intendiamo il sorriso in senso concreto, bensì metaforico. Del resto, oggi, il burlesque è innanzitutto una forma di spettacolo divertente e triviale, che mette in burla – appunto – anche il sesso. Gli ammiccamenti sexy ci sono, ma sono esagerati, talvolta addirittura parodiati; del resto, le artiste che salgono sul palco interpretano sempre un ruolo e, spesso, diventano la caricatura dell’immaginario erotico maschile: french maid, infermiere, dive del cinema, streghe, etc. Ovviamente ci siamo limitati solo alla base tradizionale dell’attrezzatura per un burlesque degno di tale nome. Ma il materiale utile varia necessariamente in base alla performance. Sono comunque ancora molto amati – sia dalle artiste che si rifanno al passato che da quelle che hanno uno stile innovativo – le calze a rete, i reggicalze, le scarpe stiletto (tacco a spillo), gli stivali alti in pelle nera, i guanti lunghi e gli accessori di lattice che aiutano a premere l’acceleratore del gusto fetish e sadomaso. Scopri i consigli di Little Lady Burlesque sulla creazione di accessori >>