Gli anni ’30 tra burlesque e speakeasy nell’arte di Jack Levitz

di | 18 Marzo 2018

Aggiornamento 9 Ottobre 2018

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Jack Levitz, "Burlesque Dancer", olio su tela (cm 26x36), 1930, collezione privata.

Jack Levitz, “Burlesque Dancer”, olio su tela (cm 26×36), 1930, collezione privata.

Anni duri, quelli del proibizionismo. Soprattutto per Jack Levitz, un artista con un talento particolare nel cacciarsi nei guai con la legge, ma che comunque non smetteva mai di sbeffeggiare con le armi del burlesque e dell’ironia.

Jack Levitz (Vilnius, 17 settembre 1896 – New York, 1964), lituano ebreo il cui nome legale era Ebbitt Abraham Levitz,  migrò con la famiglia nel Connecticut a fine ‘800 per sfuggire a disordini civili in atto nel suo paese d’origine. Si stabilì successivamente con la moglie nella zona giamaicana del borough di Queens, a New York.

Durante il corso della sua vita, sempre al limite della legalità, ebbe diversi problemi con la giustizia anche se pare non essere mai stato effettivamente incarcerato.

Per sfuggire alla polizia e giustificare i suoi guai fornì spesso false generalità,  sopravvisse per alcuni periodi della sua vita tramite truffe sostenendo anche di aver ottenuto la laurea presso la Facoltà di Belle Arti della Yale University (anche se la scuola è in grado di confermare solo che Levitz ha frequentato le lezioni durante l’anno scolastico del 1917-1918).

Jack Levitz, "Burlesque court trial", olio su tela (cm 24x30)

Jack Levitz, “Burlesque court trial”, olio su tela (cm 24×30)

Un artista perennemente indebitato e senza soldi, esponente di un realismo sociale che volge le proprie disavventure in chiave ironica con un gusto sfacciato per la provocazione. Le tematiche che tratta nelle sue opere vedono spesso protagonisti personaggi della contemporaneità, e certamente attivi nella sua personale vita quotidiana: artisti circensi, scene di spettacolo e di vita cittadina, ma anche storie di gangsters e malavitosi.

Nel 1931 venne arrestato per aver posseduto e gestito uno speakeasy, aneddoto che lo porterà a realizzare opere di scherno verso le autorità, e che lo renderanno noto proprio per questo. Frequentemente infatti, Levitz ritrae ballerine di burlesque e artisti circensi davanti ai giudici in aule di tribunale, proprio ad ironizzare e burlarsi delle autorità giudiziarie, che spesso vengono rappresentate in espressioni di gradimento e ammiccamento nei confronti delle seducenti performer imputate antistanti il bancone del tribunale.

Jack Levitz, "Burlesque Dancer and Clown Before Three Judges", olio su tela (cm 24x30), 1940 circa.

Jack Levitz, “Burlesque Dancer and Clown Before Three Judges”, olio su tela (cm 24×30), 1940 circa.

Tra gli anni ‘40 e gli anni ‘50 aprì diverse attività in proprio, tra cui una galleria d’arte dove, per meno di 100 dollari un cliente poteva acquistare un’opera d’arte firmata da Ryder, Renoir o altri artisti famosi. Levitz non ha mai affermato né smentito che quei quadri fossero autentici…

La produzione di Levitz è stata discreta ma, forse anche a causa delle tematiche controverse, non ha mai raggiunto un successo commerciale in linea con il gradimento da parte della critica.

Eppure la sua arte resta una testimonianza ilare, spregiudicata e coraggiosa, oltre che interna, di un sottobosco del mondo dello spettacolo, legato indissolubilmente al suo tempo. In un certo senso, una testimonianza perfettamente in linea con l’anima irriverente del burlesque.

Gli anni ’30 tra burlesque e speakeasy nell’arte di Jack Levitz ultima modifica: 2018-03-18T17:14:11+01:00 da Veronica Marcato
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Category: Burlesque in cornice

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L'autore di questo post ()

Veronica Marcato è una cantante e showgirl milanese, attiva nell'ambito di spettacoli di varietà e burlesque. Appassionata d'arte, ha studiato Conservazione dei beni culturali all'Università di Parma. Per Burlesque.it cura la rubrica d'arte "Burlesque in cornice".

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