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La Femlin di Playboy: la donna come animale da compagnia

| 1 ottobre 2017

Modificato il 24 ottobre 2017

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La copertina del volume celebrativo della Femlin disegnata da LeRoy Neiman

La copertina del volume celebrativo della Femlin disegnata da LeRoy Neiman

Playboy è figlio del suo tempo. Proprio come la Femlin…

Nel 1953 – anno di fondazione della rivista – le redini degli Stati Uniti erano strette saldamente dalla popolazione W.A.S.P. (acronimo di White Anglo-Saxon Protestant), che gestiva l’assetto politico ed economico, ma determinava anche l’orientamento culturale del Paese. Chi non aveva nelle vene il sangue dei colonizzatori inglesi se la passava male, e avrebbe dovuto aspettare ancora un decennio per la legislazione sui diritti civili. Poco meglio andava alle donne, anche se bianche, di origine anglosassone e protestanti.

Non è questa la sede in cui approfondire la condizione femminile dell’epoca: c’è chi ha approfondito l’argomento meglio e con maggiore competenza del sottoscritto. Ma desidero ricordare un personaggio, legato a Playboy fin dai primi anni della pubblicazione, che rivela in modo decisamente chiaro il suo humus culturale reazionario e come fosse intesa la donna sulle pagine della rivista.

Si tratta della Femlin, un personaggio che apparve dal 1955 nella sezione di Playboy dedicata alle barzellette (Playboy’s Party Jokes). Creata dall’illustratore e artista LeRoy Neiman su richiesta dell’editore, la Femlin è un minuscolo essere di sesso femminile. Alta circa 30 centimetri, capelli neri lunghi e mossi, completamente nuda fatta eccezione per un paio di calze autoreggenti nere, tacchi e guanti lunghi. A volte con il pube al naturale, altre completamente depilata. 

La Femlin nella coppa, tra il merchandising ufficiale di Playboy

La Femlin nella coppa, tra il merchandising ufficiale di Playboy

Il nome Femlin (che, a dispetto della lettera maiuscola che uso in questo post, non è il nome proprio di un individuo, bensì quello di un’intera specie) mette in luce anche la sua identità. All’origine ci sono i termini femalegremlin che, perso il suo precedente significato di spirito maligno dell’aria (quello immortalato anche in un celebre episodio di Ai confini della realtà, Incubo a 20.000 piedi, con William Shatner), ricorda più il famiglio, il demone minore delle streghe. Ma, a differenza del ruolo di servitore di queste, la Femlin è più un animale da compagnia antropomorfo, buffo e sexy, giocherellone e bisognoso di cure.

La Femlin è ritratta in situazioni divertenti, che ne rivelano il carattere giocoso e malizioso, spesso alle prese con gli oggetti che possiamo immaginare presenti nell’appartamento di uno scapolo (il bachelor pad, tanto popolare negli anni ’50 e ’60 da originare persino un genere musicale, la bachelor pad music): cravatte, nécessaire da rasatura, posaceneri, giradischi, coppe da martini (vi dice nulla?) e simili. 

Negli anni la Femlin è diventata un elemento iconico di Playboy, magari non quanto il coniglio con il papillon, ma senz’altro molto riconoscibile, tanto da diventare oggetto di merchandising e da essere animata per la serie televisiva tratta dalla rivista fondata da Hugh Hefner.

Nel 2009 ebbi l’opportunità di scrivere per l’allora rinata edizione italiana della rivista. Ne fui lieto e onorato perché Playboy non era più ciò era decenni prima: sulle sue pagine, i ruoli dei due sessi erano considerati diversamente rispetto al passato. Forse anche perché da diverso tempo la CEO era Christie Hefner, figlia di Hugh. Gli aspetti maschilisti arroganti e ignoranti (che, ammettiamolo, sono decisamente lontani dal modello di uomo metropolitano e cosmopolita, elegante e virile, al quale dovrebbe ispirarsi il target di lettori della rivista), erano un pallido ricordo ed erano ormai appannaggio soprattutto di pubblicazioni simili, meno blasonate e, soprattutto, non così storiche. Non è un caso che l’argomento che fui chiamato a trattare fosse il neo-burlesque: un genere speculare (quindi apparentemente simile, ma diametralmente opposto) rispetto al burlesque originale; uno spettacolo dall’animo (anche) femminista, rispetto al maschilismo di un tempo. 

Eppure, nonostante i mutamenti di epoche e di target, Hugh Hefner, fondatore nonché uomo immagine di Playboy, ha proseguito nello stile vita (reale o inscenato?) che ne fatto un’icona e che è legato a doppio filo a ciò che era la rivista ai suoi esordi. Si pensi anche alle ultime volontà, relative alla sepoltura sopra la tomba di Marilyn Monroe, con i propri resti in posizione prona rispetto a quelli dell’attrice. Che si tratti di realtà o di leggenda, ciò che resta è l’immagine decisamente inelegante di una scena che sembra uscita da un cinepanettone dei primi anni 2000.

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Category: Opinioni

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L'autore di questo post ()

Attilio Reinhardt è un entertainer e presentatore di spettacoli di varietà ed eventi, con lo stile dei conduttori del passato. Oltre a questo, è anche autore di pubblicazioni dedicate alla storia e alla cultura del teatro leggero. Dal 2006 a oggi è stato protagonista della scena burlesque, venendo soprannominato “Ambasciatore del burlesque in Italia” a seguito di tanti spettacoli dal vivo e progetti editoriali dedicati all’argomento, come il sito Burlesque.it e il libro Burlesque: curve assassine, sorrisi di fuoco e piume di struzzo. Tra i suoi progetti editoriali dedicati allo spettacolo leggero nell'Europa del Novecento, anche i siti Kabarett.it e MilanoVarieta.it. Ha collaborato come columnist con il Mitte, il quotidiano italiano di Berlino. Nella stagione 2015/2016 ha scritto e condotto con Sara Cassinotti il programma Radio Variété, su Radio BlaBla. Da settembre 2017 conduce la 3ª stagione del suo show mensile Variété Night e il nuovo spettacolo Saturday Night Hell alla Maison Milano.

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