Faith Bacon. La vera storia della fan dance

| 10 marzo 2013

Modificato il 19 maggio 2017

Probabilmente in molti saranno abbagliati dallo splendente mondo del Burlesque e resi ciechi da un turbinio di glitter e pailletes, tanto da non sospettare minimamente (forse) che dietro a un ventaglio di piume si possa celare un’anima triste e tormentata…

Sotto le luci della ribalta, una stella nasce e una si spegne. Ricordate il mito del pomo d’oro? Ecco, siamo al cospetto di qualcosa di molto simile.

Faith Bacon (1909-1956), la donna più bella del mondo secondo Florenz Ziegfeld, è stata in origine l’ideatrice della fan dance.

Fece la sua prima apparizione a Broadway nel 1928, in Vanity di Earl Carroll, spettacolo in cui la maggior parte degli atti femminili, prevedeva ballerine nude in movimento sul palco. Negli anni ’20 era legale avere donne nude sul palco solo ed esclusivamente se immobili come statue.

Tuttavia Carroll combatté contro la censura per tutta la sua carriera; una lotta che gli riservò anche il carcere, a causa di alcune sue dissolutezze: feste sontuose con donne nude che facevano il bagno immerse nell’alcool.

Per eludere la rigida censura, Faith Bacon propose a Carroll di modificare il proprio numero sul palco danzando avvolta nelle piume di struzzo, lasciando scoperte le proprie grazie rimanendo immobile tra una pausa e l’altra delle battute musicali.

Tra il 1928 ed il 1931 si esibì per tutti gli Stati Uniti con la fan dance, sino a che non partecipò al World Fair di Chicago nel 1933, competendo con Sally Rand (che viene ricordata come l’artista che rese popolare questo tipo di esibizione) come fan dancers.

Faith Bacon venne così oscurata e praticamente derubata dell’invenzione. Tanto che anche Lili St. Cyr nella sua biografia accusa Sally Rand di aver rubato il numero alla collega, la quale tentò anche di rivendicare la maternità dell’invenzione denunciandola.

Ma ormai questa stella del burlesque si affacciava sul viale del tramonto. Nel 1936 ebbe un rovinoso incidente che le bloccò la carriera procurandole problemi fisici. Prese parte ad una performance al Chicago’s State Lake Theater in cui le era stato chiesto di stare su una scatola di vetro per il finale. Ogni ragazza rappresentava una tentazione e Faith Bacon rappresentava la bellezza. Purtroppo qualcosa andò storto e quando si alzarono le tende del sipario la Bacon scivolò frantumando la scatola di vetro, ma nonostante tutto si rialzò e continuò a ballare coperta di sangue tra le grida e lo spavento delle altre ballerine. Le costò un mese di ospedale, profonde cicatrici su entrambe le gambe e una terapia per tornare nuovamente a camminare.

Ristabilita, gli unici contratti che riusciva ad ottenere erano di basso prestigio tra piccoli bar di città e fiere. Nel 1938 ebbe una parte di cattivo gusto in un film a basso costo, Prision Train, nel ruolo di una ballerina di nome Maxine.

Nel 1954 tentò il suicidio ingerendo una quantità eccessiva di sonniferi. Nell’agosto dello stesso anno si trasferì da Chicago a Erie, in Pennsylvania, alloggiando presso l’Alan Hotel. Nemmeno lì ebbe fortuna e restò senza lavoro. Così, il 26 settembre 1956, mentre scendeva la scale dell’hotel, tra il quarto ed il terzo piano, Faith Bacon si suicidò gettandosi da una finestra. Aveva 47 anni.

Ta i suoi effetti personali vennero trovati solo un paio di ventagli in affitto, 85 centesimi, abiti succinti, un anello di metallo e un biglietto del treno per Erie. Poco dopo un’amica dichiarerà alla polizia:
«Ha voluto essere un’ultima volta sotto i riflettori. Avrebbe accettato qualsiasi lavoro nello spettacolo».

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