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Minsky’s Burlesque: quando eravamo volgari

| 1 maggio 2012

Da quando è giunto in Italia nella sua forma contemporanea, ci si chiede:
- cos’è e cosa non è il burlesque (inteso come spettacolo)
- cos’è e cosa non è burlesque (inteso come stile).

Spogliarello ripulito? Striptease nostalgico? Fitness con i tacchi? Passatempo per casalinghe? Pretesto per gestori di locali? Trogolo per animali (purtroppo né da palcoscenico, né da fattoria) che divorano avidamente tutto ciò che c’è nella mangiatoia nella speranza che, finita la manna, si trovi qualcos’altro da consumare?

A mescolare ulteriormente le carte, c’è a chi fa comodo confondere lo spettacolo con attività tutt’altro che edificanti.

Personalmente ritengo che non sia possibile identificare in modo univoco lo spettacolo burlesque, né tantomeno – sempre che esista – lo stile burlesque. In passato si è parlato di burlesque facendo riferimento a tanti tipi diversi di intrattenimento, sparsi tra epoche e luoghi differenti. Oggi, il new-burlesque riprende elementi degli spettacoli che furono per miscelarli e creare qualcosa di (quasi) nuovo, com’è nel post-moderno. Gli ingredienti, la ricetta e il risultato sono sempre differenti; di conseguenza, il fatto che il piatto sia gradito o meno al palato dipende dai commensali.

Consiglio di diffidare dalle etichette – in questo caso artistiche -: in questi anni ho avuto modo di comprendere che il burlesque non è solo elegante, delicato, vintage, nostalgico, sensuale, ironico, ma è anche volgare, sboccato, contemporaneo, irriverente. Il burlesque può essere tutto questo, il suo contrario e molto altro. Basterebbe dare un’occhiata al passato, per rendersene conto.

Uno spunto, in questo senso, può darlo il libro Minsky’s Burlesque. A Fast And Funny Look At America’s Bawdiest Era, scritto da Morton Minsky con l’aiuto di Milt Machlin. Attraverso le memorie personali, il più giovane dei fratelli Minsky spiega come la sua famiglia fece il burlesque americano a cavallo tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento.

Una vicenda fatta di successi e miserie, di spettacoli con future star – come Gypsy Rose Lee, Ann Corio, Abbott & Costello – e di guai seri con la legge. Tutto sempre di pari passo con gli eventi storici del periodo, come il proibizionismo e la crisi del ’29. Ma anche una testimonianza dell’evoluzione subita da quell’intrattenimento leggero, sempre in precario equilibrio tra comicità di grana grossa e nudità più o meno esibita. Del resto, tali caratteristiche sono esplicitate fin dal sottotitolo: l’aggettivo bawdy è traducibile come osceno, volgare.

L’idea di partenza del fratello maggiore dell’autore, Billy, era rivolta agli show di Broadway e al vaudeville. Ma, con pochi mezzi a disposizione, il massimo che potevano permettersi i Minsky era il burlesque. Morton stesso chiarisce cosa, al tempo, si potesse definire burlesque:

Qualcuno lo chiamava The Poor Man’s Follies. Era una forma d’intrattenimento popolare ed economica, i cui ingredienti principali erano ragazze, gag e musica. Le ragazze mostravano di sé il massimo che la legge permetteva. La comicità era triviale, legata all’attualità e spesso scimmiottava gli spettacoli di alto livello di Broadway. La musica era popolare. Gli storici del teatro mi hanno spiegato che il burlesque americano nasce da tutto e non nasce da alcunché. Come il vaudeville, deve molto al circo, ai sideshow con le loro danzatrici sinuose, la birra e le balere. E ha sempre avuto le ragazze.

Più avanti, l’autore spiega in modo conciso ed efficace l’atmosfera che regnava in platea:

Il pubblico si stava abituando ai nostri elementi di commedia [...] Erano più occupati a portarsi arance, panini e dolcetti che a guardare ciò che accadeva in platea. Tutti noi sapevamo la risposta: ragazze!

Del resto, il pubblico era composto soprattutto da perdigiorno e marinai in libera uscita, come testimonia questa immagine tratta dalla piccola galleria fotografica che illustra il libro.

Interessante è anche l’accenno di Morton al passaggio verso lo striptease:

Il 1925 fu l’inizio di un periodo in cui il sesso divenne l’elemento dominante nel burlesque, ma non ancora in una forma di striptease ben sviluppato. Le ragazze si toglievano un indumento qua e là, mostrando rapidamente una parte anatomica in più. Ma lo sviluppo completo dell’arte dello striptease, che emerse negli anni successivi, era ancora in uno stadio embrionale.

Il libro contiene anche stralci dei più rappresentativi dialoghi comici tra gli attori sul palco. Risulta chiaro come le battute fossero modeste e naif, non dissimili da quelle che avremmo potuto ascoltare nel nostro avanspettacolo; eccone un esempio:

Attore 1: (passando la mano sulla testa calva del collega) Sai, Charlie, la tua testa è liscia come il fondoschiena di mia moglie!

Attore 2: (passandosi la mano sulla testa calva) Hey, sai che hai ragione?

Un altro scambio di battute:

Lui: Mio dio! Sta arrivando una bella ragazza! Santi numi! Hey, bellezza, cosa ne dici divenire al parco con me a guardare gli scoiattoli che raccolgono le ghiande?

Lei: Oh, credo di essermi innamorata di te! Sì, prendi i miei occhi, prendi le mie braccia, prendi le mie labbra.

Lui: Certo, tieni per te le parti migliori!

Questo libro, edito da Armor House a New York nel 1986, è un reperto prezioso per comprendere le caratteristiche di una delle tappe meno raffinate, ma comunque fondamentali, della storia del burlesque.

Per assistere a una divertente e nostalgica rievocazione cinematografica degli spettacoli dei Minsky consiglio il film Quella notte inventarono lo spogliarello.

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Category: Piccola biblioteca

Attilio Reinhardt

About the Author ()

Attilio Reinhardt è un presentatore di spettacoli di varietà, ispirati soprattutto al teatro leggero del passato. Nel 2009 ha pubblicato il libro "Burlesque: curve assassine, sorrisi di fuoco e piume di struzzo". È creatore e curatore dei siti Burlesque.it (2006-2013) e Kabarett.it.

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